Oggetto Volante non Identificato su Amsterdam

Stacking di 50 immagini dell’oggetto ripreso tra le 23:28 e le 23:30 con sensore Spinel UC20MPE ed obbiettivo Nikon 85mm F2, ingrandimento X3 elaborato

Nell’ottica di utilizzare una telecamera per riprese notturne a scopo astronomico, abbiamo acquistato un sensore della Spinel modello UC20MPE, dotato di una sensibilità nominale di 0,001 lux. Questo sensore si è rivelato estremamente performante riuscendo a riprendere, già con il piccolo obbiettivo standard (grandangolo) stelle invisibili ad occhio nudo.

Setup del sensore Spinel UC20MPE con il suo obbiettivo standard (Grandangolo)
Setup del sensore Spinel UC20MPE con il suo obbiettivo standard (Grandangolo)

Al fine di poter utilizzare questo sensore anche per riprese “deep sky”, abbiamo sviluppato un software che permette di sommare in diretta più fotogrammi, allo scopo di estendere il limitato tempo di esposizione consentito normalmente da questo tipo di sensori. Questo sensore in particolare ha l’abilità di arrivare fino ad 1 secondo di esposizione, laddove le normali webcam arrivano tipicamente ad un massimo di un decimo di secondo. Il software di cui sopra, è quindi espressamente concepito per poter estendere questa limitata capacità di esposizione, permettendo così di riprendere oggetti normalmente invisibili nelle normali riprese effettuate con software standard.

Sensore Spinel UC20MPE con l’adattatore tarato per funzionare con obbiettivi Nikon, in questo caso accoppiato con un obbiettivo 85mm F2
Sensore Spinel UC20MPE con l’adattatore tarato per funzionare con obbiettivi Nikon, in questo caso accoppiato con un obbiettivo 85mm F2

Ovviamente, dato che il nostro interesse è prettamente di tipo astronomico, abbiamo creato un adattamento per poter utilizzare degli obbiettivi fotografici con attacco Nikon allo scopo di poter utilizzare delle ottiche molto più potenti dell’obbiettivo standard.

La sera del 9 agosto ci apprestavamo a testare un nuovo obbiettivo appena acquistato, un 85mm F2 Nikon per verificarne la qualità ottica e determinare con precisione le sue prestazioni in associazione al sensore UC20MPE della Spinel.

Data la focale dell’obbiettivo, ci siamo subito accorti che senza inseguimento equatoriale conveniva sommare soltanto due fotogrammi alla volta, problema che risolveremo al più presto adattandolo ad un telescopio già montato su una montatura equatoriale motorizzata.

Anche così, i primi risultati sono stati subito molto entusiasmanti; sul monitor era già possibile vedere in diretta stelle di 8a magnitudine, nonostante la presenza della Luna in un cielo non del tutto limpido!

Al centro possiamo vedere Vega ed in alto a sinistra la doppia Epsilon Lyrae, più altre stelline di circa 8a magnitudine
Al centro possiamo vedere Vega ed in alto a sinistra la doppia Epsilon Lyrae, più altre stelline di circa 8a magnitudine

Le prime prove le abbiamo effettuate puntando la Luna stessa e Giove, del quale era già possibile scorgere almeno due lune. La nostra Luna appariva abbastanza grande da poter apprezzare già alcuni crateri visibili sul terminatore.

Giove e due delle sue lune, riprese appena dopo il tramonto con il cielo ancora chiaro e Giove a soli 15° di altezza sull’orizzonte
Giove e due delle sue lune, riprese appena dopo il tramonto con il cielo ancora chiaro e Giove a soli 15° di altezza sull’orizzonte
Luna ripresa alle 21:24 (19:24 UTC) mentre si trovava a soli 16,7° sull’orizzonte, da qui la colorazione rossastra
Luna ripresa alle 21:24 (19:24 UTC) mentre si trovava a soli 16,7° sull’orizzonte, da qui la colorazione rossastra

Non appena il cielo è diventato sufficientemente scuro e la Luna stessa si è approssimata al tramonto, abbiamo cominciato a riprendere le prime stelle partendo dalla costellazione della Lyra che in quel momento era molto vicina allo zenith.

Stacking elaborato di 81 fotogrammi ripresi tra le 00:14 e le 00:17 del 10 agosto. La foto ritrae le 2 stelle più in basso della costellazione della Lyra, centrata approssimativamente sulla nebulosa anulare M57, qui visibile come un punto appena dilatato
Stacking elaborato di 81 fotogrammi ripresi tra le 00:14 e le 00:17 del 10 agosto. La foto ritrae le 2 stelle più in basso della costellazione della Lyra, centrata approssimativamente sulla nebulosa anulare M57, qui visibile come un punto appena dilatato

Meraviglia e stupore per la quantità di stelle visibili e per la Epsilon Lyrae perfettamente risolta in due stelle nettamente separate. Improvvisamente intorno alle 23:28 (ora legale 21:28 UTC) abbiamo notato la presenza di un oggetto che si muoveva tra le stelle in direzione est. Colti dall’entusiasmo abbiamo subito avviato la registrazione, riuscendo cosi a cogliere 50 fotogrammi utilizzabili dell’oggetto in movimento; ulteriori tentativi di ripuntare l’oggetto una volta uscito dal campo sono purtroppo falliti. La sequenza dov’è ripreso l’oggetto è durata quindi 100 secondi, essendo ogni fotogramma la somma di due fotogrammi da 1 secondo di esposizione, per un totale di 2 secondi di esposizione per fotogramma. L’oggetto risultava totalmente invisibile ad occhio nudo e mostrava, nelle immagini riprese, una forma al quanto singolare costituita da due punti luminosi blu uniti da un arco di luce anch’esso di colore bluastro ma meno luminoso dei due punti stessi, il moto apparente era estremamente lento e quindi decisamente non attribuibile ad un aereo, che oltretutto avrebbe anche dovuto lampeggiare. La direzione e la velocità angolare sono più tipiche di un satellite in orbita medio-bassa, ma l’aspetto decisamente non concorda con questa ipotesi. Oltretutto, al momento nessuno dei satelliti noti stava sorvolando Amsterdam.

31a foto dell’oggetto volante scattata alle 23:29:25 (21:29:25 UTC) con tempo di esposizione di 2 secondi. Foto non elaborata
31a foto dell’oggetto volante scattata alle 23:29:25 (21:29:25 UTC) con tempo di esposizione di 2 secondi. Foto non elaborata

Pertanto, c’è stato impossibile identificare l’oggetto stesso, la cui natura al momento a noi rimane sconosciuta! Comunque, data la natura peculiare di un tale fenomeno abbiamo deciso di pubblicare il materiale a nostra disposizione a beneficio di chiunque voglia prenderne visione o sia addirittura in grado di spiegarne la natura.

Utilizzando un programma di stacking per uso astronomico (Registax), abbiamo sovrapposto tutti e 50 i fotogrammi seguendo due linee di elaborazione diverse. Nel primo caso abbiamo sommato i fotogrammi tenendo allineate le stelle, in modo da poter identificare con precisione l’area di cielo che avevamo ripreso. Questa è risultata essere appena sotto Vega, alla stessa altezza di Zeta Lyrae che infatti compare negli ‘ultimi fotogrammi come la stella più luminosa di colore rosso che entra nell’inquadratura dal lato sinistro dell’immagine. In questa elaborazione è possibile scorgere anche stelle intorno alla 9a magnitudine.

Stacking grezzo dei 50 fotogrammi ripresi; la stella rossastra sul bordo sinistro è Zeta Lyrae
Stacking grezzo dei 50 fotogrammi ripresi; la stella rossastra sul bordo sinistro è Zeta Lyrae
Elaborazione dell’immagine sopra ritagliando la parte centrale, ripresa in tutti i fotogrammi. Il piccolo bagliore a metà del bordo sinistro e dato da Zeta Lyrae, mentre il chiarore sul bordo superiore è causato da Vega, situata appena fuori l’inquadratura
Elaborazione dell’immagine sopra ritagliando la parte centrale, ripresa in tutti i fotogrammi. Il piccolo bagliore a metà del bordo sinistro e dato da Zeta Lyrae, mentre il chiarore sul bordo superiore è causato da Vega, situata appena fuori l’inquadratura
Mappa stellare di riferimento dell’area ripresa. Nell’angolo in basso a sinistra è possibile leggere sia le coordinate altazimutali che quelle equatoriali dell’area in cui è transitato l’oggetto; come si può notare, ci trovavamo a soli 15° dallo zenit
Mappa stellare di riferimento dell’area ripresa. Nell’angolo in basso a sinistra è possibile leggere sia le coordinate altazimutali che quelle equatoriali dell’area in cui è transitato l’oggetto; come si può notare, ci trovavamo a soli 15° dallo zenit

Nella seconda elaborazione lo stacking è stato effettuato inseguendo l’oggetto stesso, allo scopo di poter migliorare al massimo la qualità dell’immagine dell’oggetto e poterlo studiare più in dettaglio. Il dubbio era che, aumentando la visibilità di dettagli scuri invisibili nei singoli fotogrammi, avremmo potuto osservare meglio la sua morfologia e magari essere in grado di identificarlo. Purtroppo, nonostante la qualità dell’elaborazione così ottenuta non siamo stati in grado di associare la sua forma a niente da noi conosciuto.

Stacking grezzo dei 50 fotogrammi allineati sull’oggetto volante
Stacking grezzo dei 50 fotogrammi allineati sull’oggetto volante
Ingrandimento digitale 3X con interpolazione dei pixel intermedi, senza ulteriori elaborazioni
Ingrandimento digitale 3X con interpolazione dei pixel intermedi, senza ulteriori elaborazioni
Stretching della luminosità e aumento del micro-contrasto dell’immagine precedente, allo scopo di rendere facilmente visibili anche le aree più deboli visibili nell’immagine grezza
Stretching della luminosità e aumento del micro-contrasto dell’immagine precedente, allo scopo di rendere facilmente visibili anche le aree più deboli visibili nell’immagine grezza

Specifiche tecniche del sensore UC20MPE
Specifiche tecniche del sensore UC20MPE

Sono risultati presenti due archi luminosi che univano i due punti di luce, di cui quello più a est era decisamente il più luminoso, il tutto a formare una sorta di “vecchia cornetta telefonica” decisamente singolare.

Entriamo adesso nello specifico delle caratteristiche tecniche del nostro setup, così come delle misure astrometriche effettuate sulle immagini ricavate. Il sensore in oggetto è costituito da una matrice di 1920 x 1080 pixel ognuno delle dimensioni di 3 μm.

In accoppiata con l’obbiettivo 85mm F2 Nikon si ottiene una scala di 7,27993 arcsec/pixel, Area inquadrata = 3° 52′ 57,47″ X 2° 11′ 2,33″.

Ad Amsterdam alle 23:28 (ora di inizio della ripresa) il Sole si trovava a circa 15,8° sotto l’orizzonte. Questo vuol dire che “l’oggetto” avrebbe dovuto trovarsi ad almeno 250,23 km di quota per poter essere illuminato dal Sole.

La distanza tra i due punti è risultata essere di circa 11 pixel corrispondenti ad 80’’. Analizzando invece l’alone luminoso tra ed intorno a i due punti, questa aveva un’estensione di circa 58’’ X 124’’ per la parte più luminosa, mentre in totale l’alone si estendeva per 204’’ X 298’’.

Un altro parametro importante rilevato dalla sequenza è costituito dal moto angolare; dobbiamo tenere presente due tipi di moto, ovvero il moto rispetto all’osservatore con puntamento fisso ed il movimento rispetto alle stelle di fondo. Nel primo caso, il moto rispetto all’osservatore ci permette di calcolare la sua velocità rispetto alla superficie terrestre, mentre nel secondo caso ci fornisce indicazioni utili per il calcolo di un eventuale orbita intorno alla Terra. La velocità angolare rilevata nell’arco di 60 secondi è stata di 706’’ rispetto alla superficie terrestre e di 1420’’ rispetto alle stelle.

Supponendo che si tratti di un satellite e tenendo conto della velocità angolare rispetto alle stelle, abbiamo stimato che l’ipotetico satellite avrebbe compiuto una rivoluzione intorno alla Terra in 15h 12m 56,48729s, su un’orbita presumibilmente circolare del raggio di 31.176,564km. Tenendo conto del raggio della Terra, l’altitudine dalla superficie dovrebbe essere 24.805,564km.

Questa ipotesi però va scartata a priori in quanto, alla distanza data e data la separazione angolare dei due punti luce, questi avrebbero dovuto distare tra di loro circa 9,6km; decisamente troppo per un satellite!

Infatti, data la distanza angolare dei due punti (Dp), la distanza dall’oggetto (Do) risulterebbe essere 2578,31 volte la distanza lineare tra i due punti.

Dp = Do / 2578,31

Do (km)Dp (m)
207,757
4015,514
25096,963
24805,5649620,862

Un’altra analisi interessante riguarda la velocità angolare dell’oggetto. Come abbiamo mostrato sopra, la velocità angolare rispetto alle stelle è stata utilizzata per calcolare un eventuale orbita nel caso in cui si trattasse di un satellite; ipotesi comunque scartata per i motivi di cui sopra.

Prendendo invece in esame la velocità angolare rispetto alla nostra superficie, deduciamo subito che, la distanza dall’oggetto risulta essere 17529,586928 volte la velocità stessa in m/s.

Velocità angolare rispetto al suolo = 706 arcsec/min => 11,7666 arcsec/sec

V = Do / 17529,586928

Do (km)V (km/h)
204,107
408,215
25051,342

Se consideriamo l’oggetto come un satellite orbitante intorno alla Terra, calcolandone l’orbita si ottiene una dimensione dell’oggetto mastodontica e fuori dalla portata delle nostre capacità tecnologiche.

Considerando invece l’oggetto come un velivolo all’interno dell’atmosfera terrestre, questi risulta avere una velocità talmente bassa da non consentire nessun tipo di volo/b>; com’è possibile conciliare queste due cose?

Anche tenendo in considerazione l’ipotesi del pallone sonda, le correnti d’alta quota gli imprimerebbero una velocità decisamente superiore a quella osservata e comunque, essendo notevolmente fuori dalla zona ancora illuminata dal Sole, sarebbe risultato invisibile. Come annunciato sopra, in quel momento ad Amsterdam, il Sole si trovava 15,8° sotto l’orizzonte, ed anche salendo a 40km di quota si sarebbe trovato comunque circa 10° sotto l’orizzonte. In queste condizioni, anche tenendo conto della rifrazione atmosferica terrestre, l’oggetto si sarebbe trovato nella completa oscurità e sarebbe perciò risultato invisibile.

Anche alla luce di queste approfondite analisi, la natura dell’oggetto rimane sconosciuta.

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